LA PROVINCIA DI MODENA, NEL 2019, PROMUOVE IL “CRUSCOTTO” PER CONTRASTARE LE FALSE IMPRESE APPALATRICI MENTRE, NELL’ANNO 2014, ANALIZZAVA IL FENOMENO A 360° CON PRECISE PROPOSTE: UN PREOCCUPANTE PASSO INDIETRO.

Abbiamo ora un’importante strumento che analizza dati presenti negli archivi elettronici di più istituzioni che la Regione è riuscita a costruire per “smascherare” le possibili imprese appaltatrici fasulle. Strumento, mi permetto di sottolineare, che già utilizzevamo noi in maniera più “casereccia” quando scarichevamo bilanci dal sito infoimprese. Dati che dimostravano la presenza di possibili prestanomi, basse patrimonializzazioni, di costi del lavoro estrememente bassi rispetto alle tariffe ministeriali ecc… Dati che ci segnalavano la presenza di una pseudo impresa. Di questo tema abbiamo scritto infinite pagine, comunicati e segnalazioni alle competenti istituzioni.

[Leggi l’articolo]

Si continua a girare intorno al problema! Le false cooperative appaltatrici, come le Srl farlocche, non sono uno scherzo della natura, ma esistono perchè servono alle imprese committenti, con le loro “amicizie che contano” e i loro marchi svavillanti e certificati anche eticamente per mantenere un costo del lavoro basso e per far girare la ruota dell’economia.

Quindi preferisco quella Provincia, l’ultima con elezione diretta da parte dei cittadini modenesi che, nel 2014 in uno dei suoi ultimi atti, approvò questo documento all’unanimità [leggi]. Quell’Ordine del Giorno fu costruito con appositi incontri con tutte le parti sociali in uno dei soliti “Tavoli” di cui, ormai, si è perso il conto sull’argomento degli appalti di manodopera.

La Provincia, nell’anno 2014, non ebbe nessun problema nel chiedere al legislatore determinati e precisi interventi, fra questi il seguente: “Maggiori sanzioni per contrastare la somministrazione irregolare di manodopera. Non solo per la sanzione pecuniaria, ma prevedere anche la sospensione delle attività lavorative quando è presente un appalto di servizi o di manodopera non genuino, cioè quando non è presente l’autonomia organizzativa e il rischio d’impresa da parte dell’impresa appaltatrice. In molte imprese, i lavoratori dipendenti delle imprese appaltatrici, sono collocati nelle linee lavorative insieme ai lavoratori dell’impresa committente e vengono organizzati direttamente dal personale dell’impresa committente. Prevedere anche, qualora si accertasse la somministrazione illegale di manodopera, la ricostruzione del rapporto di lavoro direttamente con in capo al committente.

Semplicemente, la Provincia del 2014, punta il dito anche nei confronti del committente evidenziando i casi di somministrazione illegale di manodopera, mentre quella del 2019 propone un bel “cruscotto” dal quale, le imprese committenti, potranno controllare che spia si accende quando inseriscono il nome della loro impresa appaltatrice.

Per contrastare il fenomeno del caporalato degli appalti va bene potenziare gli strumenti, che già comunque ci sono come dimostrano le tante inchieste della GDF che poi, in molti casi vengono archiviate, ma serve anche una volontà politica che ancora non vedo e che, timidamente, era uscita nel lontano 2014 negli ultimi atti della Provincia di Modena.

Se vogliamo contrastare questo fenomeno bisogna dire, senza tanti giri di parole, che certi committenti devono smetterla di competere con questo modello organizzativo perchè crea concorrenza sleale, possibili infiltrazioni malavitose e sfruttamento dei lavoratori. Ci vorebbe più coraggio, un coraggio che non c’è!

Umberto Franciosi

Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna

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