I “FURBETTI DEGLI APPALTI” SI TRASFORMANO IN “FURBETTI DEI CONCORDATI”

Una delle più importanti lotte di lavoratori, in cui ci si ribellava alla nuova “schiavitù” degli appalti di manodopera, che accende i riflettori sul sistema degli appalti illegali. Arrivarono mazzate mediatiche alle false cooperative appaltatrici, ma neanche una tiratina d’orecchie al committente che le utilizzava. Il committente, dopo un annetto, sembrerebbe riorganizzarsi con altre furbate per driblare i risarcimenti milionari che, giustamente, rivendicano questi lavoratori dopo anni di sfruttamento. Il “furbetto degli appalti” sembra trasformarsi in “furbetto dei concordati”, con semplici “barbatrucchi” che cercherò di spiegare in questa pagina.

Una grande azienda modenese di lavorazione e macellazione delle carni (che chiameremo “furbacchiona”), è fra i principali fornitori di semilavorati di molti noti marchi della salumeria italiana che sfornano prelibati e succolenti salumi DOP, anche eticamente certificati; per alcuni anni è stata al centro di pesanti vertenze sindacali sostenute dalla Cgil. Vertenze che rivendicavano diritti per oltre settanta lavoratori sfruttati nei discutibili appalti di manodopera; in particolare si rivendicavano: corrette applicazioni contrattuali, ma soprattuto si chiedeva “rispetto”. Rispetto della persona, delle leggi, dei contratti di lavoro, ma anche rispetto dei diritti costituzionali della nostra Repubblica che, in quell’azienda, venivano continuamente negati e calpestati. La richiesta di “rispetto” fu urlata in decine di manifestazioni, piazze e iniziative su tutto il territorio italiano e anche davanti al Parlamento italiano.

Il canovaccio era sempre il solito: centinaia di lavoratori imprigionati nel giogo degli appalti di dubbia legittimità, dipendenti di una serie sterminata di false cooperative che, come nel giuoco dell’oca, si sono succeduti all’interno di quell’azienda in oltre quindici anni.

Niente di nuovo fin qui, lo stesso sistema presente in altre aziende della macellazione della lavorazione delle carni del territorio emiliano, ma anche di tutto il Paese. Tutto avveniva, e avviene anche oggi, alla luce del sole in questo genere di aziende della sub fornitura di semilavorati a base di carne. A nulla sono servite le decine di denunce della Flai Cgil modenese che, regolarmente, venivano ignorate o depositate in faldoni presso la Procura della Repubblica a prendere polvere. Oppure, quando ad intervenire era la Guardia di Finanza, venivano archiviate, ma su questo scriverò un apposito post.

I lavoratori, tutti stranieri, che giustamente sono stati definiti anche come “nuovi schiavi”, si sono ribellati e solo dopo oltre due mesi di sciopero ad oltranza , blocchi delle merci e proteste “estreme” sono riusciti ad accendere i riflettori dei media locali, nazionali e l’attenzione dell’opinione pubblica.

Le istituzioni e le forze politiche di governo locali e nazionali, di quel periodo, si sono tenute prudentemente distanti e, quando sono state costrette a prendere posizione, si sono limitate a condannare e a censurare l’atteggiamento e il ruolo delle false cooperative appaltatrici. Nessuno, confermo nessuno, fra le forze politiche e le istituzioni di governo che abbiano condannato l’atteggiamento del committente “furbacchione” che, per anni, ha utilizzato quella girandola di false cooperative tutte gestite direttamente o indirettamente dallo stesso “cooperatore” pregiudicato! Probabilmente perchè, questa impresa “furbacchiona”, ha forti e saldi legami politici con i poteri che contano, oppure perchè è un importante finanziatore locale di opere pubbliche o sponsor di iniziative locali.

Questa impresa committente travolta dalla protesta di questi lavoratori immigrati, dai riflettori accesi dei media locali e nazionali durante la campagna elettorale del 2017, e redarguita dai borbottii delicati delle istituzioni e dalle forze politiche di governo, è stata ridotta a “miti” consigli.

Ovviamente “consigli” silenziosi, senza nemmeno un comunicato stampa, senza nemmeno una piccola “tiratina d’orecchie”! Gli unici strali, rimbrotti e gogne mediatiche, sono stati riservati alle false cooperative e ai loro prestanomi. Addirittura, durante la fase più cruenta delle vertenza, un deputato del PD modenese riuscì a far approvare, nella legge di stabilità 2018, l’abrogazione della figura dell’amministratore unico nelle cooperative, inserendo anche, con apposito emendamento, maggiori controlli sulla regolarità dei bilanci per rendere un pò più difficile la vita delle false cooperative.

Il risultato di questo provvedimento legislativo: le false cooperative stanno scomparendo per trasformarsi in “Srl farlocche”, mentre tutti gridano ancora contro le false cooperative che sfruttano i lavoratori continua a persiste il silenzio sugli utilizzatori finali, cioè la committenza che si serve dei loro servizi a prezzi stracciati. Prezzi stracciati prodotti grazie allo sfruttamento dei lavoratori, alle mancate o errate applicazioni contrattuali, alle ingenti evasioni fiscali, contributive e al non rispetto delle leggi di questa Repubblica, creando così un sistema di concorrenza sleale, per non trascurare i rischi d’infiltrazione della malavita organizzata.

Il deputato del PD che fine ha fatto? Non è stato più ricandidato, nonostante l’ottimo lavoro fatto sul territorio. Da evidenziare, inoltre, che nella precedente legislatura, presentò anche interrogazioni per fare luce sul fenomeno delle cooperative spurie nel territorio modenese . Ovviamente non sono in grado di mettere in correlazione la mancata ricanditaura con il lavoro svolto contro le false cooperative nelle citata legge di stabilità; ciò che ho descritto è una semplicemente e personale constatazionoe fattuale dei fatti accaduti.

Per questa impresa “furbacchiona” finiva così il “businnes” che le ha consentito di avere, attraverso gli appalti di dubbia legittimità, manodopera con un costo del lavoro inferiore del 40% rispetto alla concorrenza. Si ritrova convocata in Tribunale perchè i lavoratori sfruttati richiedevano la ricostruzione del rapporto di lavoro, con relativo riconoscimento del corretto contratto e conseguente riconteggio. Infine venivano anche richiesti gli arretrati retributivi e il TFR, di competenza delle pseudo imprese appaltatrici, da corrispondere in solido perchè, nel frattempo e grazie a quelle lotte che hanno scoperchiato il sistema, le false cooperative che dovevano erogarli sono state poste in liquidazione coatta amministrativa dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Oltre al contenzioso legale, l’impresa “furbacchiona”, fu costretta a rivolgersi ad un impresa interinale per farsi somministrare manodopera, oltre settanta lavoratori, con costi notevolmente maggiori rispetto alla somministrazione di manodopera che gli veniva fornita precedentemente grazie alla girandola di appalti e sub appalti controllati e gestiti dal pregiudicato “cooperatore”.

Il paese in cui si trova l’azienda furbacchiona è piccolo e la “gente mormora”. Mesi fa si vociferava di strani “movimenti” di capitali e di presunte difficoltà economiche. Ci siamo quindi dati da fare per approfondire quanto ci veniva informalmente riferito. Sin dal’inizio, tali voci, ci sembravano prive di fondamanto perchè, l’impresa furbacchiona, la tenevamo monitorata tramite i servizi offerti a pagamento da una importante e rinomata società che offre consulenze ed informazioni finanziarie e commerciali. Dalla stessa società abbiamo chieto un report più approfondito, evidenziando che sul territorio giravano voci di difficoltà economiche, abbiamo quindi chiesto di verificarne la solidità economica dell’ormai ex “furbetto degli appalti”.

La socetà di consulenza finanziaria e commerciale, il 29 aprile 2019, risponde così alla nostra richiesta di consulenza: “…..Le indagini condotte negli ambienti finanziari della zona non hanno evidenziato indicazioni che possano inficiare nel breve termine l’affidabilità. L’impresa ad oggi gode del supporto del sistema bancario e non vengono segnalate criticità nei rapporti…..”. Inoltre ci viene evidenziato con non esitono protesti o segnalazioni di ritardi nei pagamenti, l’impresa oggetto dell’indagine veniva anche definita, dalla stessa società di consulenza finanziaria, come un’impresa con “…un rischio di cessazione più basso della media”. Come dire: se il “furbetto” chiude, prima devono chiudere altre imprese!

Dopo poco più di un mese dalla nostra ricerca che abbiamo commissionato per verificare i mormorii del paese, si idealizza il “barbatrucco”, cioè una “bella” procedura concorsuale per “ripulirsi” un pò dai debiti.

Quella delle procedure concorsuali, ormai, sono diventate una “moda” nel settore; tanto a rimetterci sono sempre i più deboli, cioè i piccoli fornitori che si devono accontentare delle briciole del piano concordatario che, sicuramente, verrà approvato grazie al consenso di qualche fornitore strategico, “compagno di merende” di questa impresa. Ma, nel caso fin qui esposto, saranno anche i settanta lavoratori che, con le loro richieste di risarcimento, rimarranno con un “pugno di mosche in mano”. Ecco che il furbetto degli appalti è diventato “furbetto” dei concordati.

Il 27 maggio 2019 il rappresentante del’impresa furbacchiona chiede al Tribunale di essere ammessa alla procedura concorsuale in bianco; prima della nomina del Commissario Giudiziale da parte del Tribunale, il 30 maggio 2019, i soci della stessa impresa, cedono delle briciole di quote ad un’altra società nuova di zecca, controllata da un impresa del settore, dello stesso distretto alimentare e “compagno di merende”, per quanto riguarda il modello d’organizzazione del lavoro, cioè con la stessa “passione” per gli appalti di manodopera, attraverso pseudo imprese. Un compagno di merende che entra nell’assetto societario, pochi giorni dopo la richiesta inviata al Tribunale, per essere ammessi alla procedura concorsuale che, son aperte le scommesse, ci metterà un pò di denaro fresco per rendere un pò più credibile tutta l’operazione concordataria.

Meritano attenzione la lettura delle motivazioni con cui si chiede il concordato preventivo che vengono di seguito parzialmente riportate:

Il 4 giugno 2019 il Tribunale fallimentare nomina il Commissario Giudiziale, ora non resta che attendere la proposta concordataria che avrà il fine di evitare “l’agressione dei creditori” che, nei mesi precedenti, sia banche che fornitori, non hanno mai segnalato ritardi nei pagamenti. Anzi, l’azienda furbacchiona, nei report che periodicamente ci venivano spediti dalla società di consulenza finanziaria e commerciale, veniva segnalata come un’impresa con rischio di cessazione inferiore alla media d’imprese del settore.

L’agressione di cui si ha paura è forse quella delle richieste di risarcimento dei settanta lavoratori che da anni stanno aspettando che il Tribunale si pronunci? Richieste di risarcimento che superano i 2,5 milioni di euro!

Quindi, per concludere aspettando il percorso della procedura concorsuale, i lavoratori per il solo fatto di aver richiesto il rispetto dei diritti contrattuali, rispetto delle leggi e dei principii costituzionali, garantendo così una leale concorrenza fra le imprese, si trovano ed essere citati come la causa del presunto dissesto economico dell’impresa furbacchiona.

Sembrerebbe che, sugli sfruttati e i nuovi schiavi degli appalti, si stia cercando di sperimentare una nuova “furbata” che, probabilmente, non è nemmeno l’unica vista l’immensa filiera di “colletti bianchi” che gestiscono queste operazioni in giro per la nostra penisola.

Operazioni che non creano scandalo o allarme sociale perchè consentono di far girare la “ruota” dell’economia locale e non ci si accorge che così andremo tutti a sbattere.

Umberto Franciosi

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