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False cooperative, appalti illeciti, caporalato e somministrazione illegale di manodopera nel settore della macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni


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Vogliamo denunciare una degenerazione di uno dei sistemi produttivi più importanti dell’economia locale, ma anche italiana. Stiamo parlando della lavorazione delle carni e dei salumi nella zona a sud di Modena, denominata “Terre di Castelli”, nel territorio compreso fra i Comuni di Castelnuovo Rangone, Spilamberto, Castelvetro e Vignola. Una zona, ed in particolare il Comune di Castelnuovo Rangone, che viene ritenuto uno dei più importanti distretti d'Europa per la lavorazione delle carni.

Un territorio dov’è presente un complesso industriale della lavorazione delle carni suine di cui si servono le più importanti aziende salumiere italiane ed è anche il centro più importante per la lavorazione dei prosciutti crudi e cotti, degli speck e delle spalle suine.

Tutti i più importanti marchi vengono in queste terre e si servono contemporaneamente di tutte le imprese, innescando un meccanismo di concorrenza spietata fra le aziende del comparto.

Molte imprese della lavorazione delle carni di questa zona, prese dalla loro avidità e dal loro egoismo, non hanno la capacità d’organizzarsi per fare una sorta di “cartello”, evitando così di soccombere ai condizionamenti delle grandi imprese salumiere. L’unico aspetto che le accomuna è l’organizzazione del lavoro che è ormai diventato un “modello” per tutte e che viene copiato dalle altre imprese alimentari e non solo.

Parliamo di degenerazione perché riteniamo, e ne siamo sicuri, che il modello d’organizzazione del lavoro presente in queste aziende può compromettere seriamente non solo l’economia locale, la coesione sociale, ma anche la qualità dei prodotti così come la stessa sicurezza alimentare. La responsabilità di questa degenerazione non  è solo di chi applica quel modello all’interno delle proprie aziende ma anche di chi lo genera mettendo in concorrenza, oltre ogni limite, le imprese della lavorazione della carne.

I grandi gruppi industriali, le grandi multinazionali che negli spot radiotelevisivi magnificano tradizione, salubrità e genuinità dei loro salumi, non possono dimenticarsi che a forza di abbassare i margini di guadagno di queste imprese si producono inevitabili ricadute sui costi di produzione innescando meccanismi che, se accompagnati dalla presenza d’imprenditori senza scrupoli, innescano automatismi pericolosi come quelli che verranno descritti in questo sito.

Qualcuno affermerà che la nostra iniziativa è irresponsabile e che può gettare discredito sull’immagine del territorio con pesanti conseguenze sull’economia locale. Non c’è niente di più sbagliato! Ne siamo sicurissimi. Come siamo certi che la nostra iniziativa è nell’interesse del territorio, dell’economia e della nostra attività lavorativa.

Perseguire con l’attuale modello di sviluppo e d’organizzazione del lavoro è sicuramente più dannoso, per questo riteniamo importante intervenire, dal momento che, chi ha le maggiori responsabilità e che può prendere decisioni per cambiare strada non fa niente, così non ci rimane altro che intervenire in questo modo.

L’organizzazione del lavoro presente negli stabilimenti della lavorazione delle carni ed in alcuni salumifici di questa zona applicano discutibili e molto spesso illegali terziarizzazioni, appalti ed esternalizzazioni di parti del processo produttivo che vedono la presenza d’imprese, per la maggioranza false cooperative di facchinaggio, che hanno le sembianze di un moderno e nuovo caporalato.

Da qui nasce il nome di questo sito. Un’affermazione forte ma che purtroppo corrisponde alla realtà. Una realtà che non ha nulla a che fare con la storia sindacale e di diritti che questi territori possono vantare.

Vogliamo lanciare un grido d’allarme non solo perché diminuiscono i diritti e le tutele dei lavoratori, o perché si sta sviluppando un dumping contrattuale che penalizza le imprese che vogliono comportarsi nel rispetto delle regole e delle Leggi, ma anche perché a rischio c’è l’affidabilità di una delle filiere produttive più importanti dell’economia locale e nazionale.

Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica perché quest’organizzazione del lavoro sta generando illegalità che può compromettere seriamente la coesione sociale nel territorio e può sfociare in atti criminosi, come ad esempio quelli già accaduti: omicidio, contraffazione di marchi di prosciutti, possibili infiltrazioni mafiose, minacce, ritorsioni ecc..

Vogliamo sensibilizzare anche chi ha la responsabilità politica ed amministrativa di questi territori, o chi li rappresenta nelle assemblee legislative, che troppo spesso ha fatto finta di non vedere, o ha trascurato questo fenomeno tranne rarissime eccezioni!

Infine vogliamo anche denunciare una deludente ed inefficace azione di controllo degli enti predisposti che non hanno saputo stroncare questo fenomeno per motivi che non possono solo ricondursi alla carenza d’organico e di mezzi, ma ad una precisa volontà politica.

In questo sito verranno riportate testimonianze dirette, di singoli lavoratori ma anche collettive che descriveranno come sono organizzate le aziende in cui è presente il “nuovo caporalato”. Verranno pubblicati articoli di giornali inerenti le battaglie e le iniziative per contrastare il fenomeno del "nuovo caporalato", ma anche quelli inerenti l’inchiesta sulla contraffazione alimentare come sull’omicidio, una diretta conseguenza della degenerazione accennata in precedenza.

Noi continueremo con la nostra azione di denuncia e di sensibilizzazione e nello stesso tempo lotteremo in tutte le forme democratiche e con tutti i mezzi possibili per il bene del nostro territorio e delle attività professionali che svolgiamo. Lo faremo raccogliendo tutte le informazioni possibili, testimonianze, dati ed articoli di giornali. Ci fermeremo solo quando sarà chiara una inversione di tendenza e quando sarà ripristinata la legalità!

Umberto Franciosi

Segretario provinciale FLAI CGIL Modena

 

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