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Il titolo di questa pagina web non è casuale e nemmeno ironico, ma è semplicemente la definizione che l’Amministrazione comunale di Castelnuovo Rangone, in Provincia di Modena, ha voluto dare a se stessa. [leggi] Come si può notare dal sito web ufficiale del Comune tale definizione è stata scelta per la centralità e l’importanza che ha la lavorazione delle carni suine nel territorio comunale, ma anche nei Comuni limitrofi. Tanto importante questa attività che addirittura è stato creato un monumento di bronzo al maiale. Monumento collocato nella piazza centrale del paese di fronte alla chiesa. Quel monumento fu inaugurato nel dicembre 1997, durante la celebre festa del “Super Zampone”, con qualche isolata e marginale polemica politica che non provocò nessun tipo di sconvolgimento. Senza ombra di dubbio quel monumento, unico in Italia, è stato installato per santificare l’economia locale e in pochi, purtroppo, si sono soffermati a ragionare o a riflettere su come si creava quel benessere economico.
La posa del monumento Il monumento aveva un certo costo economico e i soldi non si riuscivano a trovare tra le oltre cinquanta imprese del settore, presenti nel Comune di Castelnuovo Rangone, ciò dimostra l’attenzione che gli imprenditori avevano in quel periodo quindi, per procedere con l’iniziativa che comunque qualcuno voleva tenacemente realizzare, fu regalato da alcuni importanti macellatori olandesi che avevano rilevanti relazioni commerciali con alcune imprese locali della lavorazione delle carni. La ricchezza e l’ambiente Il monumento celebra l’indubbia e palpabile ricchezza che produce la lavorazione delle carni suine, ma si dimentica di ricordare e sottolineare i guasti che ha prodotto, non l’animale, ma gli allevamenti intensivi che hanno devastato, negli anni “70, le falde acquifere locali; un occasione sprecata per evidenziare le coraggiose scelte politiche effettuate dagli amministratori locali dell’epoca. Il monumento fu collocato in un periodo storico in cui prese avvio e si incrementò l’utilizzo delle false cooperative di facchinaggio tanto che, alcune imprese, arrivarono a farsi la propria cooperativa, o meglio falsa cooperativa, che reclutava prevalentemente manodopera extracomunitaria. Il modello viene copiato dalle altre imprese e, nonostante Leggi più severe che prevedevano anche il penale, il tutto va avanti impunemente. Il modello viene copiato dalle altre imprese, tanto che sono rarissime quelle aziende che non ricorrono oggi alle false cooperative.
Non si vogliono accusare gli amministratori locali del territorio, che comunque non possono non sapere e non vedere, ma si vuole chiamare in causa chi, con i loro provvedimenti legislativi ha allargato le maglie all’utilizzo indiscriminato di queste false cooperative. La colpa più grave è quella di credere che questo sia un modello che si può sopportare perché consente di essere più competitivi a livello nazionale ed europeo. Una competizione che prevede alti tassi di lavoro nero, evasioni ed elusioni fiscali e contributive, sfruttamento dei lavoratori, peggioramento delle condizioni di salute dei lavoratori e, addirittura, un omicidio. Un modello che sta creando ingiustizie sociali, problemi di coesione sociale e di convivenza fra etnie diverse, mancanza di formazione e crescita professionale dei lavoratori, costi assistenziali pesanti per l’aumento esponenziale delle malattie professionali, concorrenza sleale e che preclude lo sviluppo e la stessa esistenza delle imprese che vogliono continuare la loro attività onestamente.
Chi, come noi, lotta e agisce per cambiare lo stato attuale delle cose, nel Comune di Castelnuovo Rangone, ma anche nell’Unione “Terre di Castelli”, viene considerato un irresponsabile perché ritenuto uno che mette in cattiva luce la sua città, il suo paese e il suo territorio. Fare finta di nulla, non capire la gravità del problema, o ritenere che sia solo un problema d’interpretazioni delle leggi, o che sia solo un problema di competenza del sindacato oppure, addirittura, giustificare il sistema in nome della competitività è da ritenersi corresponsabile della degenerazione in atto! Una degenerazione che sta compromettendo uno dei territori strategici per l'industria alimentare modenese ma anche italiana. Una degenerazione che, con l'allargamento e lo "sviluppo" delle troppe illegalità sul lavoro, crea una concorrenza sleale e impedisce lo sviluppo dell'imprenditoria sana, ma che semina anche troppe tossine pericolose nella società. |
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