AGGIORNAMENTO
SULLA VERTENZA
La direzione della cooperativa
procede a convocare un'assemblea dei lavoratori di un reparto
per convincerli a passare sotto ad una cooperativa. I sindacati
e le RSU, dopo le 84 ore di sciopero, rispondono con un forte e
determinato comunicato. Ora è necessario rispettare quanto
stabilito nell'accordo quadro siglato il 25 giugno e attivare
immediatamente il confronto sul piano industriale.
[leggi il comunicato]
Dopo il 25
giugno 2010
Dopo 84 ore di
sciopero, 48 svolte ad oltranza con presidio permanente dei
cancelli, finalmente l'intesa che evita licenziamenti
indiscriminati.
Ora inizierà un
confronto complicato per costituzione della "nuova ITALCARNI" in
un clima che si auspica più sereno e costruttivo.
Ovvio che quanto accade nel
settore della macellazione o nella lavorazione delle carni, con
le diffuse illegalità presenti, condizioneranno pesantemente
questa impresa. Compito di tutti sarà quello di mantenere
efficiente questa storica cooperativa in un quadro di rispetto
delle leggi, dei contratti e dei diritti. Questo dovrà essere il
"core business" dei nuovi soggetti che costituiranno la "nuova
ITALCARNI".
Il futuro competitivo di
queste aziende non si può misurare solo sull'abbassamento dei
costi senza limiti che, in molti casi, sfocia in palesi
illegalità e forme di sfruttamento ampiamente documentate in
questo sito.
Il futuro di queste imprese
sarà quello rappresentato dall'etica e dalla responsabilità
sociale con cui si producono e si lavorano queste carni. Valori
che "costano" e che un numero sempre più crescente di
consumatori apprezza e ricerca.
Valori che la Grande
Distribuzione Organizzata, così come importanti imprese
salumiere, promuovono nei loro prodotti, spesso provenienti da
ITALCARNI.
E' auspicabile che il prezzo
con cui si pagano queste merci possa garantire quella necessaria
remunerazione per garantire qualità, eticità e "responsabilità
sociale d'impresa".
Umberto
Franciosi
Prima del 25 giugno 2010
La
storica cooperativa di macellazione, la più grande d’Italia,
socia della cooperativa UNIBON la quale, quest’ultima, detiene
il 50% delle azioni della Grandi Salumifici Italiani, ha aperto
una procedura di mobilità che interessa 43 lavoratori, tra i
quali 7 impiegati e un quadro.
Non paga di questo ha annunciato,
successivamente, la volontà di affittare due rami d’azienda ad
altre società. In totale, i lavoratori coinvolti, sarebbero così
77 su quasi 200! Quasi il 40% della manodopera coinvolta in un
pesante processo di ristrotturazione, senza nemmeno aver
utilizzato un ora di cassa integrazione.
Una storica cooperativa, da sempre legata al
movimento cooperativo modenese, che con metodi e strumenti,
simili a tutte le altre imprese private, ha comunicato le sue
intenzioni per sanare il disavanzo dell’impresa: esubero di
personale!
Ancora una volta si cerca di far pagare ai soliti
le colpe di altri. Un’impresa, che da anni macella rimettendo
denaro, ma che è saldamente legata da rapporti azionari e
commerciali con colossi dell’industria salumiera, come nel caso
della Grandi Salumifici Italiani che produce utili e si sta
apprestando ad entrare in Piazza Affari, o con la Grande
Distribuzione Organizzata, attraverso la fornitura di carne
fresca, la quale continua ad abbassare i prezzi scaricando sui
fornitori le conseguenze.
Chi non ricorda i famosi cartelloni pubblicitari
con scritto: "CONTINUIAMO AD ABBASSARE I PREZZI"? Bene, anche
questi possono essere i risultati che, a cascata, si
ripercuotono su tutta la filiera.
Il
progetto di spezzettamento del ciclo
produttivo, condito con appalti, affitti di reparti e
licenziamenti, sono strumenti e azioni che, a nostro modesto
giudizio, non hanno nulla a che fare con la tradizione del
movimento cooperativo che questo territorio dovrebbe ancora
continuare a vantare.
L'ITALCARNI, con questo modo di fare e con
l'intento che ha espresso, vuole adottare dubbi e criticabili
sistemi organizzativi, composti da appalti e il probabile
utilizzo di altre imprese cooperative ovviamente "false".
Come altre imprese del territorio modenese,
oggetto di denuncie e segnalazioni inoltrate dal sindacato,
molte di queste riportate anche in questo sito, la storica
cooperativa modenese decide di percorrere la "via bassa della
competizione"!
Sappiamo molto bene che
contesto della macellazione è molto complicato
e sta vivendo una situazione drammatica, ma pensare di risolvere
tutto abbassando il costo del lavoro, che è già molto basso, al
4,7% sul fatturato, attraverso dubbie e pericolose
organizzazioni del lavoro che impiegano forme di sfruttamento,
elusione e evasione fiscale, caporalato e illegalità delle più
diffuse è un pericolo che questa cooperativa non dovrebbe
correre.
Questa
cooperativa può continuare ad esistere se
riesce a coniugare l’interesse dei suoi soci con l’etica e la
responsabilità sociale che l'ITALCARNI deve continuare a
mantenere. Una cooperativa che è inserita in una filiera che
dovrebbe garantire “etica” e “responsabilità sociale”, per la
materia prima che fornisce ai suoi clienti e alle aziende in cui
è anche azionista (Grandi Salumifici Italiani).
Il punto
è proprio questo: quanto Grandi Salumifici Italiani e la Grande
Distribuzione Organizzata vogliono veramente investire
nell'etica e nella "responsabilità sociale d'impresa"? Se
vogliono ancora farlo, su questa vicenda, dovrebbero farsi
sentire prima che sia troppo tardi!
Ecco
l'agognato comunicato di LEGACOOP Modena. Attenzione
all'efficacia industriale e all'efficienza gestionale
economica, ma niente su occupazione
[leggi]
Comunicato
di FLAI CGIL e FAI CISL: "Cosa ci aspettiamo dalle centrali
cooperative"
Solidarietà ai lavoratori ITALCARNI.
Striscione esposto in Grandi Salumifici Italiani, ex UNIBON e
CIAM
[foto 1]
[foto 2]
[foto 3]
L'Ordine del Giorno approvato dal
Consiglio Comunale di Carpi
[leggi]
[foto sciopero 31 maggio
2010]
[foto "spesa"
all'IPERMERCATO]
il manuale del "bravo"
cooperatore che i dirigenti di questa cooperativa hanno
smarrito
[leggi]
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