Flai Cgil Emilia Romagna

False cooperative, appalti illeciti, caporalato e somministrazione illegale di manodopera nel settore della macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni

Home
Le inchieste
il Paese del maiale
Rassegna stampa
 
Rapporto Agromafie
La depenalizzazione
Iniziative FLAI CGIL

 

Il caso Castelfrigo
Il caso Alcar Uno
Il caso INALCA
Il caso SUINCOM
L'OMICIDIO
Il caso LIBERA
Il caso ITALPIZZA
Il caso Mec Carni
Il caso Work Group
Il caso Italcarni
Il caso Esselunga
Il CRAC PowerLog
Il caso PowerLog
Prosciutti e salumi
Coop e caporalato
Somministrati
Norme calpestate
Reggio Emilia
Foto
Info
 

Skype Me™!

 

Il CASO ALCAR UNO E GLOBALCARNI DI MODENA


Mafia, caporalato, arresti, presunte mazzette a sindacalisti all'Alcar Uno, furbetti delle cooperative e criminalità organizzata, ma chi paga il prezzo più pesante sono gli schiavi delle false cooperative [guarda]

Servizio di Rai 3 Emilia Romagna del 29 gennaio 2017



IL CAOS E LA TENSIONE NELLA FILIERA DELLE CARNI SI RISOLVE SE SI RICONOSCE IL VERO PROBLEMA: LE DIFFUSE ILLEGALITA’ NEGLI APPALTI

La filiera della macellazione e trasformazione delle carni, in tutto il territorio nazionale, ha sicuramente un problema di tipo competitivo che è causato dal basso prezzo della materia prima importata dall’Unione Europea, ma anche da una forte concorrenza sleale che sta dilagando fra le imprese del settore, compresi molti salumifici. [leggi]

Alcune segnalazioni inviate negli ultimi anni alle competenti istituzioni, sui casi di somministrazione irregolare di manodopera presso gli stabilimenti ALcar Uno e Globalcarni (prima DUMECO) [leggi]



Comparto macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni: Siamo vicino all'esplosione!

Dal caso Alcar Uno, Globalcarni e non solo: è bene che chi ha la responsabilità politica, comprese le associazioni d'impresa, dicano basta alla degenerazione in atto nel settore.

Anche le grande imprese salumiere, che si riforniscono di materia prima nel distretto modenese, si devono assumere le loro responsabilità. [ascolta]

22 novembre 2016 - Intervista a Umberto Franciosi, segretario generale Flai Cgil Emilia Romagna


Alla richiesta di dignità e rispetto delle leggi si risponde con il manganello e i lacrimogeni. Adesso BASTA!

Cosa dobbiamo fare per fare rispettare i contratti e le leggi nel sistema degli appalti del distretto dellecarni modenese?

Cosa ci vuole ancora per rendersi conto del livello di sfruttamento dei lavoratori e del mancato rispettodelle più elementari norme del vivere civile?

Dobbiamo aspettare l'ennesima vittima per capire che il livello di tensione sociale prodotta da chi non applica i contratti e le leggi, da chi produce elusione ed evasione fiscale e contributiva, da chi utilizza icaporali per “gestire” la manodopera diventa ormai esplosivo? [continua]


Cariche della polizia sui manifestanti all’Alcar Uno di Castelnuovo R. (MO)

La peggior risposta che le istituzioni potevano dare nella vertenza Alcar Uno  di Castelnuovo Rangone (MO) è proprio quella che hanno dato oggi: manganello e lacrimogeni.

Nella lavorazione delle carni, a Modena come in tutta Italia, c'è un problema di legalità [continua]


Alcar Uno e Globalcarni: grande risultato contrattuale dei S.I Cobas, a difesa dei diritti dei lavoratori degli appalti, o siamo sempre all’interno del solito "gioco dell’oca" nei cambi di appalto?

Da quanto apprendo, dal sito internet dei S.I. Cobas, per i soci lavoratori della cooperativa Alba Service, somministrati attraverso appalti all’interno degli stabilimenti Globalcarni e Alcar Uno,  entrambi della famiglia Levoni di Castelnuovo Rangone (MO), si sarebbe raggiunto un importante accordo [leggi].

Quell'accordo,  da quanto si apprende dal comunicato pubblicato sul sito internet dei S.I Cobas, in attesa di leggere il testo sottoscritto, rappresenta un indiscutibile e importante risultato per i diritti di oltre 150 soci lavoratori Alba Service, ma anche un’importante precedente per le migliaia di lavoratori coinvolti negli appalti all’interno dei macelli e dei salumifici modenesi e di tutta Italia.

Un accordo di tale portata, però, deve anche essere analizzato in termini di costi; perché, se il committente, non riconosce all’impresa appaltatrice, nel nostro caso Alba Service, la quantità di denaro necessaria per riconoscere l’applicazione dell’accordo sottoscritto, parliamo di “aria fritta”!

Da quanto apprendo, sempre dal comunicato dei S.I Cobas, l’accordo raggiunto con la cooperativa Alba Service, prevede l’integrale applicazione del contratto nazionale di lavoro della cooperazione industriale alimentare, un contratto coerente con le attività svolte dai soci lavoratori in appalto presso Alcar Uno e Globalcarni.

Rispetto alle condizioni precedenti, dalle analisi sul costo del lavoro che abbiamo già effettuato in questo sito [leggi], negli appalti presenti in Alcar Uno e Globalcarni (mai smentiti o confutati da nessuno), l’impresa appaltatrice dovrebbe sobbarcarsi un costo del lavoro che andrebbe e deve andare oltre i 20 euro / ora, quando dai bilanci delle imprese appaltatrici leggiamo una media del costo del lavoro che si aggira dai 13 ai 14 euro/ora.

Se la cooperativa Alba Service, prima di firmare il citato accordo,  ha avuto l’ok dai committenti Alcar Uno e Globalcarni, siamo davanti ad un indubbio successo dei S.I Cobas e un importante precedente per tutto il distretto e settore. Ricordiamo che la famiglia Levoni, con queste imprese e con le altre sparse per nella nostra penisola, rappresenta una delle maggiori aziende, a livello europeo, nel campo della lavorazione delle carni.

Temo, invece, ma sarei felicissimo di essere smentito, che i committenti Alcar Uno e Globalcarni non abbiano nessuna intenzione di applicare una "politica così virtuosa", perché come un mantra, ripetuto da tutti gli imprenditori del settore: “non vogliamo essere i primi ad applicare quel genere di accordi”.

Se così sarà, cioè se l’accordo fra la cooperativa e i S.I Cobas, è stato sottoscritto senza una preventiva intesa sui costi dell’appalto fra la stessa cooperativa e la famiglia Levoni, ci troviamo di fronte alla seconda edizione del gioco dell’oca degli appalti all’interno di Alcar Uno e Globalcarni. La prima edizione, sempre con i S.I Cobas protagonisti, la potete leggere [qui].

Come nel gioco dell’oca si torna sempre alla casella di partenza, mai smentita da nessuno: nel settore delle carni,  nel distretto modenese e in tutta Italia, attraverso discutibili appalti, che spesso nascondono intermediazione illegale di manodopera, si lavora sotto i costi di produzione, sotto i costi delle tariffe contrattuali e sotto le tariffe previste dalle attività di facchinaggio.

Lo torno a ripetere, come già sostenuto in più sedi, è  ora che il sistema delle imprese e chi le rappresenta dica basta a questa situazione che genera solo illegalità delle più diffuse, sfruttamenti e che può  pregiudicare la stessa qualità (anche l’eticitá) delle produzioni.

È bene agire prima che qualcuno si stanchi di ritornare per la decima volta alla solita casella di partenza e prima che qualcuno si faccia veramente male.

Bologna, 10 novembre 2016

Umberto Franciosi

Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna


L'11 novembre la conferma

 


ALCAR UNO E GLOBALCARNI: IL "GIOCO DELL'OCA" DEL CAMBIO DI APPALTO!

Da quanto apprendiamo in ALCAR UNO e GLOBALCARNI, con tanto di volantini "gemelli" affissi nelle bacheche, si sono affidate ad altre tre cooperative le attività che prima venivano svolte dalla cooperativa Evolution.

La cooperativa Evolution somministrava, presso ALCAR UNO e GLOBALCARNI, oltre 200 soci lavoratori. ALCAR UNO e GLOBALCARNI sono aziende controllate dalla famiglia Levoni di Castelnuovo Rangone (MO), imprese che sfiorano i 600 milioni di fatturato nella lavorazione delle carni suine, prevalentemente cosce.

Da quanto apprendiamo, da quelle comunicazioni esposte nelle bacheche, identiche "come due gocce d'acqua", della serie "l'autonomia imprenditoriale" che dovrebbero avere le cooperative subentranti (almeno un pò di fantasia, cambiando i caratteri e l'impaginazione!), i due nuovi soggetti appaltatori sono: la conosciuta cooperativa LOG MAN e la nuova entrata ALBA SERVICE. Il terzo soggetto, che non compare nei famigerati volantini, da quanto apprendiamo in queste ore è la cooperativa Planet

Sulla LOG MAN nulla di nuovo sotto al sole, in questo sito abbiamo già ampiamente trattato e analizzato la storia questa cooperativa, mentre dell'ALBA SERVICE, che prenderebbe il pezzo più grosso dei soci lavoratori della cooperativa Evolution, sappiamo poco. Quel poco che sappiamo della cooperativa ALBA SERVICE è già sufficiente per farci alzare le antenne in quanto, sempre analizzando il costo medio del lavoro dichiarato nel bilancio 2014, questa cooperativa, batte tutti: 11,50 euro/ora medi di "costo del lavoro". Per approfondire l'analisi del costo del lavoro negli appalti, presso le aziende del distretto alimentare, si rimanda alla lettura di questa pagina dedicata.

Ribadiamo che non conosciamo ancora ALBA SERVICE, perchè nel distretto "sembra" una nuova entrata, dalle visure camerali e nella descrizione delle attività che può svolgere, notiamo che è specializzate nelle pulizie, ma, come per tutte le cooperative in DPR 602/70, sono previste anche tutte le attività di facchinaggio, arrivando sino alle attività di mattazione e toelettatura che qualcuno ritiene espandibili fino alle attività di disosso e rifilatura delle cosce suine, grazie a questo Decreto Ministeriale del 1999 che nessuno, ovviamente, mette in discussione! Decreto che sembra fatto a proposito per questo settore produttivo; guarda caso emanato da un governo, di centrosinistra, dopo la mega ispezione all'INALCA nel 1999 [per approfondire leggere la risposta scritta all'interrogazione parlamentare del novembre 1999, da pag 3 a pag 5].

Per la cooperativa ALBA SERVICE, con il costo orario medio calcolato da quanto dichiarato nel bilancio 2014, ci viene d'affermare, per giustificare gli 11,5 euro medi orari di costo del lavoro, che i 112 soci lavoratori in forza nel 2014, siano quasi tutti con contratto di lavoro a part time. Vedremo nei prossimi mesi se, con questa nuova cooperativa, arriveremo ad un costo orario come determinato dal Ministero del Lavoro per le attività di facchinaggio (20 euro/ora).

Per quanto riguarda la cooperativa Planet si tratta di una cooperativa nata sulle ceneri di altra cooperativa (MOVISTAR) che, come quasi sempre accade in questo distretto, nascono e si dissolvono come neve al sole. Questa cooperativa è consorziata con la Job Service che raggruppa  quattro cooperative presiedute tutte da cooperatori che rivestono la carica di "amministratori unici" e sono quasi tutti (3 su 4) di cittadinanza albanese. La cooperativa Planet, come le altre cooperative consorziate con la Job Service, sono molto attive nel distretto alimentare in molte altre imprese della lavorazione delle carni suine. Tutte queste cooperative vengono, di fatto, gestite ed organizzate da un certo sig. "Mimmo", cioè Domenico Melone, da quanto si dice ex dipendente di ALCAR UNO ed ex Presidente della cooperativa MOVISTAR. Il sig. Melone, leggendo le visure delle citate cooperative e consorzio, non sembra ricoprire incarichi amministrativi ma, di fatto, le dirige tutte.

Intanto, con quei due comunicati "gemelli", non si intravede nessun accordo sindacale e, cosa non da poco, non è chiaro se gli ex soci dell'Evolution, nello "smistamento" nelle altre cooperative saranno obbligati a diventare soci o se verranno assunti.

Ma coloro (i COBAS) che sostenevano di rappresentare tutti questi lavoratori, con tanto di tamburi che rullavano, visto che nei menzionati comunicati si parla di rappresentanti sindacali, sono sicuri di garantire tutto ciò che avevano giustamente rivendicato con la loro vertenza? [Leggi l'accordo siglato con la cooperativa Evolution] [leggi la piattaforma rivendicativa inviata in Prefettura per l'incontro del 24 luglio 2015]

A nostro avviso no! Da quanto si apprende da quei comunicati si continuano ad applicare i regolamenti delle cooperative, non ci sembra di intravedere nessun passaggio sull'applicazione integrale del CCNL della logistica, anche se il vero contratto da applicare sarebbe quello dell'industria alimentare, come rivendicano giustamente la FLAI e la FILT CGIL con le sue piattaforme, nessun riferimento ai trattamenti economici di fatto (non ci si dimentichi le trasferte e i rimborsi, esenti da contributi e prelievo IRPEF, erogati da questo genere di cooperative per compensare ore di straordinario o professionalità) e, cosa assai importante, nessun riferimento al Jobs Act e all'articolo 18. Non dimentichiamoci che questi lavoratori verranno assunti con le tutele crescenti, quindi senza l'applicazione dell'art. 18.

La cosa fondamentale che manca è l'assoluta assenza del committente che non si prende nessuna responsabilità per quanto concerne questo cambio di appalto, almeno per quanto riguarda la sostenibilità economica.

Tutti i soggetti istituzionali coinvolti in questa vertenza, innescata dai COBAS, ma da anni ampiamente annunciata dalla FLAI CGIL (ci si prenda qualche giorni e si leggano le pagine di questo sito) non hanno posto i riflettori sulle condizioni economiche con cui si reggono questi appalti in ALCAR e GLOBALCARNI. La domanda è sempre questa: con quei costi, come quelli che abbiamo analizzato in questo sito, come può un'impresa qualunque, compresa una cooperativa in DPR 602/70, garantire l'applicazione dei contratti di lavoro e il rispetto delle Leggi di questa Repubblica?

La CGIL, con le sue due categorie coinvolte, la domanda l'ha posta direttamente al committente un pò di tempo fa e la risposta ufficiale, che spieghi i numeri che leggiamo dai bilanci delle cooperative coinvolte, non sono, ad oggi, ancora arrivati!

Lo ricordiamo: applicare correttamente e integralmente un contratto nazionale di lavoro, pagare tutte le ore di lavoro, con relativi straordinari, integrare la malattia e l'infortunio, pagare la carenza dell'infortunio e della malattia, sono costi che, come minimo, portano ad un costo orario di 20 euro/medi all'ora, come previsto dalle tabelle orarie del facchinaggio. Queste erano le giuste e sacrosante richieste che sono state avanzate dai COBAS che, comunque, la CGIL sta rivendicando da oltre 15 anni in questi siti, ma senza il "supporto" del rullio dei tamburi.

Finito il rullio dei tamburi, qualcuno ha probabilmente iniziato il consueto lavoro di "abbordaggio" sui "caporaletti", che, ormai è chiaro, sono stati quelli che hanno consentito la "rivolta dei facchini" del 20 luglio scorso.

Una rivolta, a giudizio di chi scrive, che doveva servire al cooperatore Sokol per alzare il prezzo dell'appalto e sostenere i costi che si era impegnato di accollarsi con un accordo sottoscritto con i COBAS. Ovviamente speriamo di essere smentiti da altre e spontanee rivolte nei prossimi giorni. Purtroppo, l'esperienza maturata in questi anni, a contatto con questi lavoratori, ci fa ritenere che sarà un'ipotesi assai remota.

Come nel "gioco dell'oca" ora quasi tutti sono tornati alla casella di partenza, ma non tutti avranno le stesse condizioni di prima. E' la triste storia degli appalti di queste terre e di questo distretto alimentare. Qualche "caporaletto", che prima rullava i tamburi, partirà da qualche casella più avanzata, ma sempre all'interno dello stesso gioco.

Mentre aspettiamo gli inevitabili e prossimi lanci di dadi, in ALCAR, in GLOBALCARNI, in INALCA, come in tante altre imprese del settore, noi continueremo a lavorare per fare in modo che ci sia una consapevolezza collettiva, da parte di questi "nuovi schiavi" e non ci affideremo e fideremo di coloro che, anche se con un grado minore e sempre sfruttati pure loro, hanno e continuano a reggere il sistema per qualche euro in più all'ora.

Lo ribadiamo ancora una volta, la gran parte di questi lavoratori ha il diritto di vedersi riconosciuta l'assunzione alle dirette dipendenze delle imprese committenti. La FLAI CGIL lavorerà per ottenere questo obiettivo perchè, nelle condizioni economiche in cui esistono questi appalti, come abbiamo descritto in questo sito, al di là del rinomato Ente che li certifica come "modello" ma "non la loro esecuzione", come sta accadendo in questi mesi nel distretto alimentare di Modena, ci vuole molto coraggio a dimostrare che sussiste l'autonomia imprenditoriale e il rischio d'impresa, come le Leggi e il Codice Civile di questa Repubblica prevedono.

18 agosto 2015

Umberto Franciosi

Segretario Generale FLAI CGIL Emilia Romagna


Per approfondire, leggere anche:

 

FILIERA DELLE CARNI: LETTERA APERTA DELLA FLAI CGIL EMILIA ROMAGNA AL MINISTRO POLETTI E GUIDI, IN MERITO ALLA CONCORRENZA SLEALE CHE SI STA GENERANDO CON L'IMPIEGO DELLE FALSE COOPERATIVE NEGLI APPALTI

 


TGR RAI 3 Emilia Romagna 11 agosto 2015

False cooperative, allarme della FLAI CGIL: concorrenza sleale nel settore della macellazione e della lavorazione delle carni

 


Esattamente un anno anno fa accadeva la stessa cosa

Servizio Teleradiocittà del 7 agosto 2014 [video]

TG Rai 3 Emilia Romagna del 13 agosto 2014 [video]


LA PROTESTA DEI FACCHINI IN GLOBALCARNI e ALCAR UNO: ECCO CHE COSA NON CONVINCE NELLA LOTTA CAPEGGIATA DAI COBAS

Lo affermo subito, a scanso di equivoci, sono un pochettino invidioso della riuscita “tecnica” della lotta dei facchini della cooperativa Evolution. Sono invidioso perché, per tante volte io e l’organizzazione sindacale che dirigo, la FLAI CGIL dell’Emilia Romagna, ha tentato innumerevoli volte di far alzare la testa a questi lavoratori che, nei fatti, vengono trattati come “schiavi”.

I principali responsabili di questo maltrattamento è, e rimane, il committente che per oltre quindi anni ha fatto sì che germogliassero queste false cooperative. Tanto che le ha organizzate con ex dipendenti, come lo era l’albanese Joni Sokol che, nei fatti, gestisce la cooperativa Evolution. Cooperativa che ha sempre lavorato per l’Alcar Uno e la Globalcarni della famiglia Levoni di Castelnuovo Rangone.

Stessa cosa si può dire per la Log Man, sempre nata e gestita da ex lavoratori e da un ex capo reparto legati alla famiglia Levoni, tanto che la moglie di uno dei Levoni ne è stata anche vice presidente.

L’Evolution, che prima si chiamava Eurocoop e ancora prima Unicoop sono state oggetto di ripetute segnalazioni agli organismi istituzionali competenti per: somministrazione irregolare di manodopera, evasioni fiscali e contributive, mancati pagamenti di ore di straordinario ecc…

Oltre alle segnalazioni molte sono state le vertenze individuali nei confronti delle cooperative gestite dal “cooperatore” Sokol della Evolution, ma anche nei confronti del committente ALCAR UNO e GLOBALCARNI. A questo proposito viene da sorridere leggere la dichiarazione di Sante Levoni in merito allo sbalordimento nel vedere questa protesta definita “un fulmine a ciel sereno”. Probabilmente, Sante Levoni, per quindici anni, si è distratto un po’.

Ora i soci lavoratori della Evolution, che per anni avevano paura anche solo a muovere una vertenza individuale nei confronti del loro presidente e nei confronti di chi, per la FLAI CGIL, era da considerare il reale datore di lavoro, cioè l’ALCAR UNO e la GLOBALCARNI, protestano con un sorprendente vigore e determinazione. Numerosi, davanti ai cancelli, bloccano camion, urlano slogan ritmati dal rullio di tamburi.

Il mondo cambia, noi sindacalisti “con il culo sulla poltrona”, come ci definiscono i COBAS, abbiamo sicuramente tanto da imparare e cambiare, in particolare nel settore degli appalti, ma qui c’è qualcosa che non mi torna.

Non mi torna il fatto che, almeno leggendo le dichiarazioni sui giornali, nei fatti si prenda la parte e la difesa della Evolution nel possibile contenzioso con ALCAR UNO e GLAOBALCARNI. Non mi torna il fatto che si chieda l’applicazione di un contratto di lavoro (logistica e trasporti) che non è coerente con le attività che svolgono questi soci lavoratori (disosso e lavorazione delle carni). Non mi torna il fatto che non si metta in discussione la legittimità di quegli appalti che, la FLAI CGIL, da almeno quindici anni, ha sempre contestato in tutte le sedi e con tutti i mezzi (prendetevi qualche giorno e leggete il materiale raccolto in questo sito!) Non mi torna il fatto che non si faccia luce su chi è Sokol e sul ruolo che ha avuto in questi quindici anni in ALCAR UNO e GLOBALCARNI.

Troppe cose non mi tornano. Ma tutto si risolverà quando sarà chiaro come si saranno schierati i tanti caporaletti “etnici” che, in tutti questi quindici anni, hanno gestito direttamente per Sokol, ma indirettamente per Levoni, gli “schiavi” all’interno dell’ALCAR UNO e della GLOBALCARNI.

L’unica vera ed utile vertenza per questi lavoratori è quella di rivendicare l’assunzione di questi soci lavoratori alle dirette dipendenze di chi, in tutti questi quindici anni, li ha utilizzati in discutibili appalti. Da leggere anche: [piattaforma riventicativa ALCAR UNO] [piattaforma rivendicativa GLOBALCARNI]

Questa è la posizione della CGIL e questa è la vera battaglia da portare avanti che ha, però, sempre visto pochi tamburi rullare perché i caporaletti soffocavano, sul nascere, chiunque alzava la testa, anche solo per rivendicare il diritto di lavorare nove ore al giorno, invece di dodici o tredici, o che rivendicava di poter dormire almeno cinque o sei ore prima di riprendere il lavoro.

La FLAI CGIL continuerà a richiedere l’assunzione di questi lavoratori perché il contratto di lavoro dell’industria alimentare vieta quegli appalti e, i lavoratori, avrebbero gli stessi diritti degli altri alle dirette dipendenze dell’ALCAR e GLOBALCARNI.

Se i COBAS assumessero, anche loro, questa posizione allora la vertenza diventerebbe interessante, ma i caporaletti, probabilmente, la penseranno diversamente e ci sarebbero meno tamburi rullare davanti ai cancelli.

Modena, 22 luglio 2015

Umberto Franciosi

Segretario FLAI CGIL Emilia Romagna


 

Il caporalato delle false cooperative nei macelli modenesi e italiani. Cartabianca RAI 3, Bianca Berlinguer: "Mentre il Paese si dilania nelle sorti del 4/12 ecco come il caporalato continui a diffondersi non solo nelle campagne del sud. Non ci può essere riforma della Costituzione che non tenga conto delle sofferenze dei cittadini" [guarda]






Castelnuovo Rangone: la polizia carica gli operai

S.I Cobas: nel settore delle carni nessun rispetto dell'essere umano



Appalti distretto alimentare modenese: le proteste dei lavoratori sono legittime, le imprese alimentari sono responsabili. Le stesse dichiarazioni del presidente della cooperativa "Alba Service" scoperchiano il meccanismo fittizio degli appalti



Comparto carni, Fava “Unire competitività a tutele dei lavoratori”


Flai Cgil Nazionale

CARNI. FLAI CGIL, NEL SETTORE TROPPA ILLEGALITA’, PIU’ CONTROLLI E NON REPRESSIONE VERSO I LAVORATORI





Infortuni alla Globalcarni di Spilamberto, i comunicati del SI COBAS

settembre 2016: Continuano gli infortuni sul lavoro alla Global Carni!


22 dicembre 2015

Cobas a Castelnuovo e Spilamberto

Distretto delle Carni bloccato, lungo sciopero in due ditte


21 agosto 2015

FLAI-CGIL MODENA, DOPO L'INCONTRO IN PREFETTURA DEL 19 AGOSTO 2015: PER ORA NIENTE DI NUOVO NEL SISTEMA APPALTI DEL DISTRETTO AGRO-ALIMENTARE MODENESE


20 agosto 2015

Servizio TG3 Emilia Romagna

Cambio di appalto Evolution in ALCAR UNO e GLOBALCARNI: in Prefettura a Modena, il 19 agosto 2015, tre cooperative si impegnano ad assumere tutti i lavoratori. Per la FLAI CGIL i lavoratori delle cooperative, impegnati nel processo produttivo, devono essere assunti dall'impresa committente. [guarda]


19 agosto 2015

MEDIAZIONE IN PREFETTTURA PER LAVORATORI DELLA “GLOBAL CARNI” / SOC. COOP “EVOLUTION”

Rimaniamo in fiduciosa attesa degli "accordi di dettaglio" citati nel comunicato della Prefettura. Ma la domanda è: dove sono le imprese committenti che devono garantire ECONOMICAMENTE la tenuta di questi accordi visto che, dai bilanci economici di queste cooperative, non ci sono sufficienti denari per sostenerli?


22 luglio 2015

LA PROTESTA DEI FACCHINI IN GLOBALCARNI e ALCAR UNO: ECCO CHE COSA NON CONVINCE NELLA LOTTA CAPEGGIATA DAI COBAS


5 agosto 2015

SISTEMA APPALTI NELL'AGRO-ALIMENTARE MODENESE: I COSTI ORARI PER FACCHINI E DISOSSATORI SOTTO LA SOGLIA MINIMA DI GARANZIA


luglio 2015

Distretto delle carni di Modena

Presentata l'ipotesi di piattaforma di sito

E' necessario includere, invece che escludere.
E' necessario riportare a regolarità le applicazioni normative: a ognuno il suo contratto! Ma non solo: a ognuno l'applicazione integrale del suo contratto!

[leggi]


30 aprile 2015

ALCAR UNO e GLOBALCARNI (Modena), presentate le piattaforme rivendicative per una corretta applicazione contrattuale dei soci lavoratori impiegati in appalto