IL SISTEMA CARNI: LAVORO, QUALITA’ E SICUREZZA

 

Documento della FLAI CGIL Emilia Romagna

per un “Patto di filiera” che rilanci e qualifichi il settore

 

Per la prima volta tanti soggetti che operano nella filiera delle carni si sono incontrati il 28 ottobre a Reggio Emilia, su iniziativa della Flai Cgil, per discutere sulle prospettive del settore e su una proposta per guidare un indispensabile processo di rilancio e qualificazione: un Patto di filiera in nome dello sviluppo della zootecnia nazionale, del lavoro e degli interessi dei consumatori.

 

Un patto che si proponga di affrontare i gravi fenomeni di destrutturazione che hanno investito sia il mercato del lavoro sia le regole che sottendono alla produzione del prodotto carne, che hanno portato anche a fenomeni degenerativi come l’omicidio, nel luglio scorso, di un lavoratore socio di cooperativa 602, Ismail Jaouadi, che prestava la sua attività presso imprese di macellazione nel comparto suino a Reggio Emilia.

 

Il processo produttivo che dall’allevamento porta fino alla tavola è infatti stato sottoposto in questi anni a profondi stress ed a ricorrenti crisi. Dietro la filosofia del produrre alte quantità in tempi sempre più stretti (allevamenti intensivi ed alimentazione non naturale per la rapida crescita degli animali) ed a costi sempre più bassi, si è progressivamente scivolati dalla qualità e dalla eccellenza ad una competizione sulla “via bassa” , ciò ha comportato deregolamentazioni delle condizioni di lavoro e dei diritti dei lavoratori, svalorizzazione del prodotto e rischi alimentari.

 

Tutto questo quando la zootecnia italiana rappresenta una parte decisiva dell’agroalimentare  nazionale e regionale (40% della PLV agricola - 44% in Emilia Romagna – e di questo, le carni suine, avicole e bovine detengono percentuali tra il 18 ed il 12%) e il prodotto carne entra nelle case del 90% delle famiglie italiane.

 

La filiera carni continua ad essere fragile perché subisce la competizione degli altri paesi, europei ed anche emergenti, perché è esposta alle continue emergenze sanitarie ed alimentari (BSE; polli alla diossina; blu tongue; afta, ecc.) che ne mettono in discussione la credibilità verso il consumatore, perché i prezzi sono sempre sotto pressione fino all’uso del prodotto carne come “prodotto civetta”, e cioè venduto sottocosto, da parte della grande distribuzione organizzata.

 

Sono pertanto necessarie urgenti ed efficaci politiche a livello di filiera che puntino sulla qualità, sulla valorizzazione del lavoro e sulla sicurezza; a tale fine la Flai Cgil propone di:

 

  1. fare della “Rintracciabilità” e del “Marchio di Qualità Sociale”, che la Regione Emilia Romagna sta promuovendo per indirizzare lo sviluppo regionale su standard alti, l’occasione per introdurre nelle carni un approccio di filiera capace di garantire l’intero sistema dal rischio di rotture della catena della sicurezza e qualità, che mettono in discussione il lavoro fatto dagli altri attori a monte ed a valle del processo;
  2. puntare alla innovazione di prodotto aggiungendo lavorazioni (2°; 3°; 4° fino ai piatti pronti), diversificazioni di scelta e di prezzo, servizio al consumatore (informazione e conoscenza per il consumo);
  3. sviluppare e valorizzare le Produzioni Tipiche (DOP, IgP, ecc.) e promuovere marchi italiani e/o di distretto (es. marchio carni di razze italiane nel bovino; progetto di allestire una “galleria delle razze autoctone italiane” nel suino; DOP per il salame nostrano italiano; ecc.). Sostenere e promuovere le produzioni biologiche;
  4. un progetto per lo smaltimento e/o riciclo degli scarti della macellazione e delle parti a rischio e proposta di una ripartizione dei costi su tutte le fasi  della filiera fino al consumo;
  5. superare la presenza delle cooperative 602 nella produzione ed invertire la tendenza di questi anni a moltiplicare gli appalti e le esternalizzazioni per puntare invece alla ricomposizione/controllo del ciclo produttivo in particolare nella macellazione;
  6. superare la dispersione contrattuale (3, 5, 10 e più contratti nello stesso stabilimento; imprese dello stesso settore che applicano CCNL ed inquadramenti previdenziali differenti; ecc.) che ha portato a dumping tra imprese ed a distorsioni nel mercato del lavoro, e puntare a realizzare assetti contrattuali di filiera omogenei;
  7. regolarizzare e qualificare il mercato del lavoro investendo in professionalità e considerando la manodopera immigrata una risorsa per il settore;
  8. concordare un piano straordinario sulla salute e sicurezza sul lavoro come elemento principe per migliorare le condizioni di lavoro. Ciò, assieme ad un maggiore riconoscimento salariale, rappresenta infatti la vera risposta alla mancanza di manodopera legale in certe lavorazioni gravose;
  9. integrare e programmare maggiormente le azioni di vigilanza e repressione del lavoro nero, delle evasioni (contributive e fiscali) e dell’illegalità e definire un piano di intervento straordinario lungo tutta la filiera.

 

Particolare attenzione la FLAI propone poi venga rivolta alle politiche commerciali ed al ruolo della GDO; va affrontato con forza il problema del valore e del prezzo della carne, o ancor meglio il problema di chi determina la catena del valore e di come si scaricano costi e guadagni. Non è un caso che la destrutturazione del lavoro e del processo produttivo sia avvenuta per prima là dove il rapporto diretto con il commercio e la distribuzione era ed è prevalente e cioè nel settore bovino.

 

Con questa proposta la Flai Cgil si propone di far leva sulla valorizzazione del lavoro, sulla qualità, tipicità e sicurezza del prodotto e sulla necessità di riconquistare la fiducia del consumatore, il quale chiede di essere meglio informato su ciò che gli si propone di acquistare e portare in tavola.

 

La proposta di un “Patto di filiera” (Accordo di Programma) nasce dalla consapevolezza che è necessario il concorso di tutti, forze sociali ed economiche, istituzioni ed amministrazioni locali e nazionali, organi preposti alla prevenzione ed alla repressione di illeciti, per “bonificare” e rilanciare il settore.

 

 

Reggio Emilia, 28 ottobre 2002.