consegnato al Governo il 30 gennaio 2001
La Segreteria nazionale della FLAI CGIL ritiene necessario che il Governo decreti la crisi del settore zootecnico scegliendo con chiarezza la programmazione di interventi di carattere strutturale orientati alla qualità lungo tutta la filiera piuttosto che la via di interventi a pioggia decisi sull’onda dell’emergenza in un’ottica puramente assistenziale.
L’emergenza ‘mucca pazza’ è solo la punta di un iceberg che nasconde una vicenda di deregolamentazione di fatto del settore sia dal lato della sicurezza alimentare che da quello del commercio estero e del lavoro dipendente. .
L’attuale situazione non può più essere fronteggiata con strumenti ordinari.
Ogni giorno diventa sempre più chiaro - e anche alcune associazioni dei produttori cominciano ad affermarlo - che dalla attuale situazione si esce solo attraverso un processo di ristrutturazione dell’intero settore, dagli allevamenti alla macellazione al consumo, in grado di garantire una produzione, a costi competitivi, migliore e sicura, sostenuta da un efficiente sistema di controllo orientato a garantire al consumatore finale la certezza su ciò che acquista.
Per questo non basta affrontare l’emergenza, che pure va garantita subito con un primo sostegno dei redditi dei produttori e di tutti i lavoratori dipendenti impegnati nel settore, ma occorre definire strumenti di intervento di tipo strutturale in grado di cambiare profondamente il sistema in atto.
Una parte importante del settore è l’industria della macellazione.
L’industria della macellazione bovina (4.2 milioni di capi abbattuti in Italia), si presenta ancora particolarmente polverizzata, tecnicamente e tecnologicamente arretrata rispetto ad altri paesi europei; con una capacità di auto - approvvigionamento di poco superiore al 60% (50% se si considerano gli animali importati alla nascita ed ingrassati in Italia) ed in forte calo.
Nonostante una progressiva diminuzione degli impianti dal 1993 al 1999, da 6000 a 2200 a cui si devono aggiungere 700 impianti per la macellazione di altre specie animali, siamo ancora molto lontani dai livelli di concentrazione e adeguamento degli impianti degli altri paesi europei. In Italia solo il 15% dei macelli (330 ) è in possesso del bollo CEE mentre la Francia ha il 77% del totale (270), la Spagna ha il 38.1% del totale (1455) e Olanda, Germania, Danimarca ed Irlanda sono al 100%.
La maggior parte degli impianti di macellazione bovina di dimensioni superiori ai 6000 capi per anno si trova in Emilia, Veneto e Lombardia. Il 73% dei capi è macellato in sole 4 Regioni: Lombardia (19%), Veneto (23%), Emilia-Romagna (18%) e Piemonte (13%). Solo 10 macelli si pongono a livelli industriali assorbendo il 22% delle macellazioni; di questa percentuale il 12% è riferito ai primi tre gruppi.
Le modifiche introdotte al DPR n.602/1970 (completa estensione alla possibilità di esternalizzare le attività operative dell’intero ciclo della macellazione ) non hanno prodotto un effetto positivo sul processo di riorganizzazione nel comparto macellazione nazionale e non hanno migliorato lo stato competitivo del comparto; in particolare non hanno introdotto innovazioni positive sul piano della certezza della tracciabilità e della sicurezza alimentare.
L’elevata polverizzazione di macelli ed allevamenti; il numero limitato di impianti di macellazione a Bollo CEE con il conseguente minor grado di competitività rispetto alla media delle strutture di
macellazione europee; la fragilità dimostrata dall’intera filiera di fronte all’emergenza BSE, possono avere effetti sconvolgenti nel settore.
L’intervento del Governo e delle Regioni a sostegno di tutta la filiera è quindi obbligato pena la perdita di molte attività, il blocco delle produzioni e un ulteriore aggravamento del nostro deficit agro-alimentare. Ma ribadiamo che gli interventi di sostegno economico e finanziario devono essere finalizzati a reali politiche di innovazione, razionalizzazione e sviluppo per le quali è necessaria una programmazione pluriennale e il reperimento di ingenti risorse .
A questo scopo proponiamo di :
La Segreteria nazionale FLAI CGIL ritiene che l’insorgere e la diffusione della BSE non sia la causa ma la conseguenza di una forte crisi strutturale del settore.
Riteniamo perciò che debba essere affrontato organicamente il problema del rilancio dell’intera filiera, condizione essenziale per puntare sulla qualità, tipicità e sicurezza alimentare.
La Segreteria della Flai ritiene inaccettabile l’impostazione delle misure del Governo per la crisi Bse annunciate sulla stampa che rischiano di scaricare sui consumatori – in particolare su quelli a reddito medio-basso – i costi di una crisi gravissima per la salute alimentare.
E’ singolare che manifestazioni di piazza - ai limiti della sovversione come quella di ieri o palesemente illegali come i blocchi alle frontiere, finanziate per una quota significativa da imprenditori che hanno pagato il viaggio a Roma ai loro dipendenti “convincendoli “ a travestirsi da allevatori - inducano il Governo a premiare con altri 300miliardi a pioggia (aggiuntivi rispetto ai rimborsi Ue per l’abbattimento dei capi sopra i trenta mesi di età integrati al 100% dall’intervento nazionale e, presumibilmente, agli interventi fiscali ventilati sulla tassazione dei redditi di allevatori e macellai) interessi di parte piuttosto che gli interessi generali del Paese.
I lavoratori dipendenti della filiera carne che rischiano la perdita del loro posto di lavoro, che non hanno alcuna responsabilità nei confronti dei consumatori e che, anzi, subiscono per primi i rischi connessi alla lavorazione di materiale potenzialmente contaminante non possono che rivendicare – nel pieno rispetto della legalità – gli interventi di carattere strutturale illustrati in questo documento volti a tutelare la sicurezza alimentare, a ristrutturare profondamente il settore, a difendere l’occupazione e a mobilitare gli ammortizzatori sociali necessari evitando i ritardi già verificatisi in occasione dell’epidemia di influenza aviaria dello scorso anno.
La Segreteria Nazionale
FLAI CGIL