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False cooperative, appalti illeciti, caporalato e somministrazione illegale di manodopera nel settore della macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni

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MACELLAZIONE E LAVORAZIONE CARNI: DILAGA LO SFRUTTAMENTO, L’ILLEGALITA’ E L’INDIFFERENZA. UNA MISCELA CHE STA ALIMENTANDO UN PREOCCUPANTE FASCISMO.

Chiedo l’intervento delle grandi imprese della salumeria italiana che, con le loro certificazioni, dovrebbero garantire qualità e rispetto dei principi etici.

La dichiarazione è forte, ma dopo sedici anni di segnalazioni, denunce a tutte le istituzioni e organi di controllo, comprese tante inchieste giornalistiche, svariate interrogazioni parlamentari, regionali, provinciali, comunali e le tante prese di posizione di importanti personaggi istituzionali, la situazione nel settore della macellazione e nella lavorazione e trasformazione delle carni continua a peggiorare, tanto da poter esplodere, con forti tensioni sociali, da un momento all’altro.

Coinvolto non è solo il “distretto delle carni modenese”, ma tutto il settore della nostra penisola, ingrovigliato in un sistema spietato di concorrenza sleale, basato sullo sfruttamento dei lavoratori e su forme di elusione ed evasione fiscale, perpetrate tramite appalti discutibili affidati spesso a false cooperative e falsi consorzi; avvitamento, quello qui descritto, che non si arresta e che, purtroppo, non viene contrastato, anzi, con le recenti modifiche legislative viene addirittura aiutato!

Quando, con il Jobs Act, si cancella l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quando si cancella la “somministrazione fraudolenta di manodopera”, si depenalizzano, con il Dlgs 8/2016, la “somministrazione irregolare di manodopera”, le “elusioni ed evasioni previdenziali” e non si interviene in modo serio e determinato nel sistema degli appalti, garantendo l’occupazione nei cambi di appalto, c’è qualche imprenditore che si sente legittimato ad alzare i toni, come si faceva in un lontano passato.

E’ quello che sta accadendo in molte imprese della macellazione e lavorazione delle carni, come alla Castelfrigo di Castelnuovo (MO), alla Fimar di Castelvetro (MO), ma anche in altre imprese del settore. Lavoratori che protestano, che si organizzano, che rivendicano rispetto della propria dignità, equa retribuzione e rispetto delle più elementari norme del diritto del lavoro, vengono allontanati, lasciati senza lavoro, oppure sostituiti nei cambi di appalto con altri lavoratori. E’ quello che è accaduto ai soci lavoratori della Global Service, una delle tante false cooperative che invadono il settore, che lavoravano in un discutibile appalto presso la Fimar Carni di Castelvetro (MO), ed è quello che potrebbe accadere alla Castelfrigo di Castelnuovo R. (MO).

Oppure imprenditori che favoriscono e sostengono altre organizzazioni sindacali, o si fanno indirettamente promotori, con i loro capetti, di raccolte di firme per far dimettere le rappresentanze sindacali della CGIL. Ma non è finita, ai nostri rappresentanti sindacali vengono recapitate discutibili e strumentali lettere di contestazione e conseguenti provvedimenti disciplinari che hanno il chiaro intento intimidatorio.

Un preoccupante clima che mi ricorda il fascismo, alimentato dall’indifferenza e dalla mancanza di risposte da parte delle istituzioni competenti e dalle associazioni d’impresa. Chi rappresenta persone e aziende ha il dovere morale ed etico d’intervenire quando, nel proprio territorio, accadono simili situazioni.

Chiedo quindi, pubblicamente, anche l’intervento delle grandi imprese della salumeria italiana che, nessuna esclusa, vengono a comprare le materie prime in questi impianti di macellazione. Tutte imprese con decine di certificazioni di qualità e di responsabilità sociale ed etica. Tutte imprese che, nonostante il momento di crisi e grazie all’export, hanno incrementato i loro fatturati ed utili.

La qualità dei prodotti la si ottiene quando c’è qualità del lavoro, compreso il rispetto della legge, dei contratti, della dignità e delle regole democratiche. Non è più sufficiente verificare “sulla carta” che il proprio fornitore sia “certificato”, ora è necessario verificare “sul campo” se i principi fondamentali di quelle certificazioni sono veramente rispettati.

La presente dichiarazione verrà inviata a tutte le imprese della grande salumeria italiana, ma anche alla Centrali di acquisto di Coop e Conad in quanto, molte delle materie prime che servono per i prodotti venduti “a marchio”, quindi che dovrebbero rispettare i principi etici della SA8000, vengono lavorate nelle condizioni che ho descritto.

Bologna, 11 luglio 2016

 

Umberto Franciosi

Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna