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False cooperative, appalti illeciti, caporalato e somministrazione illegale di manodopera nel settore della macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni

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C’è chi deve ridare indietro gli 80 euro di “Renzi”, ma anche chi li prende non avendone diritto. Come? Con i furbetti delle buste paga negli appalti di manodopera!

 

Mentre 1,4 milioni di lavoratori italiani devono ridare indietro gli 80 euro di Renzi,  perché hanno superato il limite reddituale dei 26.000 o guadagnato meno di 8.000 euro annuali, c’è chi, guadagnando, di fatto, oltre 33.000 euro annuali, li percepisce comunque.

Lavoratori, come nell’esempio allegato, che possono guadagnare quasi 2.000 euro netti e, contemporaneamente, mettersi in tasca i famosi 80 euro, nonostante la Legge stabilisca il tetto dei 1400 euro netti.

Com’è possibile? Semplicemente pagando parte delle ore svolte, ordinarie ma anche straordinarie, attraverso finti rimborsi a “piè di lista”, finti prestiti o, come nel caso allegato, attraverso la “trasferta italia”. Tutte voci retributive che non concorrono a definire l’imponibile previdenziale e nemmeno quello fiscale. Semplicemente soldi erogati esentasse.

Nel caso allegato si tratta di un lavoratore dipendente, in questo caso di una SRL, la quale ha in appalto in un salumificio fasi del processo produttivo (disosso prosciutti). Il lavoratore è residente nello stesso comune in cui presta servizio, quindi non sarebbe giustificato un così generosissimo rimborso spese, sotto la voce “trasferta”, per recarsi sul posto di lavoro. Il lavoratore, per guadagnare quasi 2.000 euro netti, ha lavorato oltre 250 ore in un mese (da evidenziare che, nel caso allegato, il netto della busta paga è di 2.726 euro, essendo l’ultima retribuzione dell’anno, è presente un conguaglio fiscale di 789 euro a favore del lavoratore, quindi il netto da considerare è quasi di 2.000 euro).

Il meccanismo, che vediamo spesso nelle aziende appaltatrici del settore della macellazione, in particolare nelle false cooperative, consente di abbassare l’imponibile IRPEF sotto i 26.000 euro annuali, percepire quindi gli 80 euro, evadere o eludere, fra impresa e lavoratore, come nel mese del caso allegato, 303 euro di contribuzione INPS e oltre 225 euro di IRPEF.

Ma non è tutto, con un reddito di 20.600 annuali, come compare nel caso allegato, il lavoratore potrebbe avere diritto a maggiori detrazioni fiscali, servizi comunali agevolati, assegni familiari più generosi ecc…

Fenomeni che riscontriamo sempre più spesso nei discutibili appalti di manodopera che stanno infestando la filiera della macellazione, del sezionamento, della lavorazione e trasformazione delle carni suine, bovine e avicole.

Fenomeni, situazioni e storture che stanno generando una situazione di concorrenza sleale fra le imprese e maggior sfruttamento dei lavoratori che la Flai Cgil, in molti territori della Regione Emilia Romagna, ha più volte segnalato e denunciato alle istituzioni competenti.

Quello che sconcerta è che, come nel caso esposto, gli 80 euro di “Renzi”, che costano alla collettività oltre 10 miliardi di euro all’anno e che potevano essere utilizzati in ben altro modo, vengono utilizzati dall’impresa appaltatrice per retribuire le ore di lavoro ordinarie o straordinarie, abbassando altre voci retributive, magari la stessa trasferta, e non verranno utilizzate per farsi una pizza in più per il lavoratore e la sua famiglia, o per comprare uno zainetto per i propri figli, come asserisce chi governa il nostro Paese.

Bologna, 18 giugno 2016

Umberto Franciosi

Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna