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False cooperative, appalti illeciti, caporalato e somministrazione illegale di manodopera nel settore della macellazione, lavorazione e trasformazione delle carni

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IL GIOCO DELL’OCA DEGLI APPALTI IN ITALPIZZA: FATTURATI CHE GALOPPANO E CRAC FINANZIARI CHE SI RIPETONO. IL CONTO LO PAGANO I LAVORATORI E LA COLLETTIVITA’

Partiamo dall’estate del 2008, quando, anche allora c’era chi sosteneva che l’appalto in Italpizza era “perfetto” e rispettava le leggi. Era l’estate del “Crac Power Log”, cioè del collasso finanziario di un grande consorzio che gestiva manodopera (oltre 2500 lavoratori) nelle maggiori imprese dell’agroalimentare emiliano romagnole e della Grande Distribuzione, fra queste citandone alcune: INALCA, UNIPEG, IPERCOOP, ITALCARNI e Italpizza. Un collasso finanziario che, nell’estate del 2008, ammontava a oltre 20 milioni di euro.

Italpizza, dal 1997 al 2008, era controllata da Giuseppe Cremonini, fratello di Luigi, patron del Gruppo Cremonini. Cremonini Giuseppe, che fino al 1996 era in società con il fratello in Inalca ne emulò il modello”: affidamento, in appalto o in affitto, di rami d’azienda a consorzi i quali sub appaltavano le attività lavorative alle cooperative associate.

Nel caso di Italpizza si appaltava al Consorzio Power Log parti del processo produttivo che venivano poi affidate alla cooperativa consorziata Vega. Vega, nell’anno 2008, all’interno d’Italpizza, gestiva quasi 150 lavoratori e lavoratrici. Tutte cooperative, quelle consorziate al Consorzio Power Log, aderenti alle centrali cooperative, o che avevano sede presso la sede di queste centrali come, nel caso di Vega, che risiedeva presso Confcooperative di Reggio Emilia.

Il Consorzio Power Log è ancora oggi in procedura fallimentare con oltre 22 milioni di debiti, mentre la consorziata cooperativa Vega è oggi in liquidazione coatta amministrativa lasciando un debito di quasi 3 milioni di euro. I debiti lasciati dai cooperatori erano nei confronti delle banche (anticipo fatture), dall’erario (IVA, IRAP, IRPEF), della previdenza (contributi previdenziali) e dei lavoratori (pezzi di mensilità, quota sociale e TFR).

Dopo la notizia del Crac, la Flai Cgil di Modena, intervenne immediatamente nei confronti d’Italpizza, chiedendo l’assunzione immediata dei soci lavoratori, che si ritenevano somministrati illegalmente, come avevamo segnalato in più occasioni all’Ispettorato del Lavoro modenese. Italpizza comunicò, a fine luglio 2008, la cessazione dell’appalto con Power Log, per passare ad un altro Consorzio: Log – Italia. Dall’ 1 agosto 2008, tutti i soci lavoratori della cooperativa Vega, vengono trasferiti alla cooperativa Cofamo; cooperativa associata del consorzio Log – Italia.

L’intervento della Flai Cgil, nel cambio di appalto, ha permesso di salvaguardare l’occupazione, mantenere gli stessi livelli di retribuzione, aperto un confronto sulle applicazioni contrattuali e ottenuto da Italpizza la garanzia del pagamento delle mensilità non ancora percepite e il TFR della cooperativa Vega.

Dopo pochi mesi, i lavoratori della cooperativa Cofamo vengono trasferiti a delle nuove cooperative: Logifood e Logicamente.

Nell’anno 2013, anche il consorzio Log – Italia, entra in procedura concorsuale con quasi 7 milioni di euro di debiti. Anche in questo caso i debiti nei confronti delle banche e con le cooperative consorziate. Fra le cooperative consorziate c’è anche Logifood che nel 2013 entra in liquidazione con quasi 3 milioni di debiti, anche in questo caso, come con la precedente cooperativa appaltatrice Vega con: banche (anticipo fatture), erario (IVA, IRAP, IRPEF), previdenza (contributi previdenziali) e i lavoratori (quota sociale e TFR).

Nel 2013 gli ex lavoratori della cooperativa Vega, passati in Logifood, ora in liquidazione, passano alla cooperativa Evologica; oltre 170 lavoratori delle ex Logifood sono interessati all’operazione.

Nell’anno 2016 sono solo due le cooperative appaltatrici presenti all’interno ad Italpizza: Evologica (oltre 400 lavoratori) per attività di impasto, stenditura e farcitura; Logicamente (oltre 130 lavoratori) per le attività di confezionamento e logistica.

I lavoratori delle cooperative appaltatrici in Italpizza, che erano stati inquadrati nel contratto nazionale di lavoro dell’industria alimentare, grazie all’intervento della Flai Cgil di Modena, vengono successivamente ed impropriamente collocati in altri contratti di lavoro: logistica e multiservizi. Contratti che consentono riduzioni del costo del lavoro, ma che non hanno nulla a che fare con la produzione di pizze surgelate.

Sulle applicazioni contrattuali è interessante leggere le valutazioni e le dichiarazioni, del presidente della cooperativa Logifood, riportate nell’assemblea dei soci del 30 marzo del 2010. Nell’assemblea dei soci si votò il bilancio dell’anno 2009, ma si discusse anche dell’esigenza di variare le applicazioni contrattuali, cioè di passare dal contratto dell’industria alimentare a quello della logistica per mantenere in equilibrio i conti della cooperativa, in quanto il committente (Italpizza) riconosceva una tariffa “a produttività” che non consentiva di mantenere l’applicazione del contratto di lavoro dell’industria alimentare perché più onerosa.

Dopo aver conquistato l’applicazione contrattuale corretta per alcuni lavoratori, in seguito al “Crac Power Log” dell’anno 2008, le cooperative appaltatrici, introducono unilateralmente senza l’accordo con la Flai Cgil, applicazioni contrattuali improprie: prima la logistica e poi successivamente il multiservizi. Applicazioni contrattuali che, come dimostrato precedentemente, sembravano dettate indirettamente dall’impresa committente Italpizza che non riconosceva una “tariffa a produttività” che consentisse un’applicazione contrattuale coerente con le attività e le mansioni svolte dai lavoratori appaltati nel ciclo produttivo. Applicazioni contrattuali che venivano imposte ai lavoratori che, pur di mantenere il proprio posto di lavoro, non avevano altra alternativa.

Quindi i lavoratori, precedentemente occupati fino all’estate 2008 nella cooperativa Vega, si trovano nel 2013, dopo la messa in liquidazione della cooperativa Logifood e dopo quasi cinque anni, di nuovo ad un ennesimo cambio di appalto. Da quanto siamo riusciti a ricostruire dall’anno 2003 sino ad oggi all’interno d’Italpizza, un lavoratore addetto nel ciclo produttivo potrebbe, sempre che sia riuscito a resistere ai carichi e agli orari di lavoro, dichiarare sul suo “curricula”: “in appalto con la cooperativa CMS, poi somministrato a tempo determinato dalla Synergie Italia, poi assunto a tempo determinato in Italpizza, per poi essere di nuovo appaltato alle cooperative Vega, Cofamo, Logifood, Logicamente o Evologica e poi di nuovo (oggi) in Cofamo”. Una trentina di altri lavoratori, che invece erano assunti a tempo indeterminato in Italpizza, nello stesso arco temporale, potrebbero “vantare”, nel loro “curricula”: “dipendente Italpizza, poi in appalto con Trasmec Log, poi Service Plus per poi finire dentro ad l’onnipresente Evologica”.

Seguiamo ora la sorte della cooperativa Logicamente che subentrò, dopo il 2008, alla cooperativa Cofamo che era, a sua volta come precedentemente evidenziato, subentrata alla cooperativa Vega entrata in liquidazione coatta amministrativa dopo il “Crac Power Log”.

La cooperativa Logicamente, il 14 ottobre 2017 si fonde con la cooperativa Cofamo e cesserà l’attività. La cooperativa Logicamente, al 31 luglio 2017, vantava ricavi pari a 5.881.580 euro; 3.113.239 euro di debiti; 870.811 euro di TFR per i suoi 270 dipendenti. La cooperativa Cofamo, in seguito a questa incorporazione della cooperativa Logicamente, chiuderà il suo bilancio 2018 in perdita di 119.148 euro; un risultato negativo dopo due esercizi chiusi in utile.

Crac, fallimenti e liquidazioni mentre il fatturato dell’Italpizza galoppa e cresce tumultuosamente. Ovviamente non voglio affermare che Italpizza è complice di questi casuali e continui fallimenti e crac, ma è lo stesso sistema che vediamo anche in altri contesti ed imprese del settore, in appalti che non sono “certificati” o “santificati” politicamente ma che producono lo stesso risultato: forte abbattimento del costo del lavoro e maggior competitività (dopata!) con altre imprese del settore.

A pagarne le conseguenze, sono sempre le lavoratrici e i lavoratori imprigionati in questo interminabile “gioco dell’oca” degli appalti, la collettività tutta, ma anche quelle imprese che vorrebbero competere rispettando le leggi e i contratti di lavoro.

Bologna, 17 gennaio 2019

Ps: Se l’Italpizza, cooperative e consorzi coinvolti hanno qualcosa da ribattere sui numeri e le affermazioni che ho riportato possono replicare, i loro contributi verranno pubblicati nel più breve tempo possibile

Umberto Franciosi

Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna