Resto del Carlino Reggio Emilia 9 agosto 2002

Dieci indagati per frode

 

Associazione per delinquere e frode nell'esercizio del commercio.
Sono questi i reati contestati a dieci titolari (o comunque responsabili legali) di altrettanti macelli, il cui nome è stato iscritto sul registro degli indagati.
Sono le clamorose novità partorite dall'inchiesta sull'omicidio di Ismail Jaouadi, l'esperto disossatore tunisino (residente nel Modenese) giustiziato a San Sisto di Poviglio nella notte tra il 24 e il 25 luglio scorsi. Omicidio per il quale sono finite in carcere quattro persone.
Secondo gli investigatori, l'extracomunitario ricattava i soci della «Dimac» di Castelnuovo Rangone, l'azienda per il quale lavorava e che fornisce manodopera ai vari macelli. Proprio in questi macelli, Ismail Jaouadi avrebbe fotografato e filmato i suoi colleghi mentre toglievano i marchi a prosciutti di poco valore (provenienti soprattutto dall'Olanda e dal Belgio) sostituendoli con quelli di pregio. Un giro di affari di svariati milioni di euro.
«Datemi i soldi oppure vi denuncio», avrebbe detto il tunisino ai soci della cooperativa. I quali per un po' hanno pagato, poi, sempre secondo il sostituto procuratore Lucia Russo che ha coordinato le indagini dei carabinieri, hanno deciso di sbarazzarsi di lui. Sparandogli sette colpi di pistola.
Le dieci persone indagate sono appunto a capo di macelli con sede nella nostra provincia e nel Modenese.
Tra gli indagati per frode e associazione a delinquere, almeno per il momento, non c'è nessuno degli arrestati per l'omicidio: Gaspare Mattarella, Biagio Grassia, Mario De Luca e Antonio Erbini.
Gli avvocati dei dieci indagati sono stati convocati sabato scorso nella sede della polizia postale per presenziare a un incidente probatorio, cioè un accertamento tecnico irripetibile. In sostanza, i poliziotti non hanno fatto altro che copiare su dischetti i dati dei dischi fissi dei computer sequestrati nei giorni scorsi nei vari macelli. Dati che verranno poi analizzati dagli investigatori.
A queste prime conclusioni (l'inchiesta pare infatti che regalerà altre clamorose novità), i carabinieri del nucleo operativo provinciale sono arrivati dopo serrate indagini effettuate nei vari macelli e dopo aver ascoltato numerosi testimoni. Con loro hanno lavorato anche i militari dell'Arma del Nas (Nucleo antisofisticazioni), che hanno appurato la corrispondenza tra la qualità dei prosciutti e i marchi su di loro impressi. Non solo. I carabinieri stanno inoltre accertando la provenienza della carne. Sia in Belgio sia in Olanda, in passato sono stati infatti sequestrati allevamenti che facevano uso sistematico di estrogeni.
Andrea Ligabue


http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/1:3588415:/2002/08/09