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Associazione per delinquere e frode
nell'esercizio del commercio.
Sono questi i reati contestati a dieci titolari
(o comunque responsabili legali) di altrettanti
macelli, il cui nome è stato iscritto sul
registro degli indagati.
Sono le clamorose novità partorite
dall'inchiesta sull'omicidio di Ismail Jaouadi,
l'esperto disossatore tunisino (residente nel
Modenese) giustiziato a San Sisto di Poviglio
nella notte tra il 24 e il 25 luglio scorsi.
Omicidio per il quale sono finite in carcere
quattro persone.
Secondo gli investigatori, l'extracomunitario
ricattava i soci della «Dimac» di Castelnuovo
Rangone, l'azienda per il quale lavorava e che
fornisce manodopera ai vari macelli. Proprio in
questi macelli, Ismail Jaouadi avrebbe
fotografato e filmato i suoi colleghi mentre
toglievano i marchi a prosciutti di poco valore
(provenienti soprattutto dall'Olanda e dal
Belgio) sostituendoli con quelli di pregio. Un
giro di affari di svariati milioni di euro.
«Datemi i soldi oppure vi denuncio», avrebbe
detto il tunisino ai soci della cooperativa. I
quali per un po' hanno pagato, poi, sempre
secondo il sostituto procuratore Lucia Russo che
ha coordinato le indagini dei carabinieri, hanno
deciso di sbarazzarsi di lui. Sparandogli sette
colpi di pistola.
Le dieci persone indagate sono appunto a capo di
macelli con sede nella nostra provincia e nel
Modenese.
Tra gli indagati per frode e associazione a
delinquere, almeno per il momento, non c'è
nessuno degli arrestati per l'omicidio: Gaspare
Mattarella, Biagio Grassia, Mario De Luca e
Antonio Erbini.
Gli avvocati dei dieci indagati sono stati
convocati sabato scorso nella sede della polizia
postale per presenziare a un incidente
probatorio, cioè un accertamento tecnico
irripetibile. In sostanza, i poliziotti non
hanno fatto altro che copiare su dischetti i
dati dei dischi fissi dei computer sequestrati
nei giorni scorsi nei vari macelli. Dati che
verranno poi analizzati dagli investigatori.
A queste prime conclusioni (l'inchiesta pare
infatti che regalerà altre clamorose novità), i
carabinieri del nucleo operativo provinciale
sono arrivati dopo serrate indagini effettuate
nei vari macelli e dopo aver ascoltato numerosi
testimoni. Con loro hanno lavorato anche i
militari dell'Arma del Nas (Nucleo
antisofisticazioni), che hanno appurato la
corrispondenza tra la qualità dei prosciutti e i
marchi su di loro impressi. Non solo. I
carabinieri stanno inoltre accertando la
provenienza della carne. Sia in Belgio sia in
Olanda, in passato sono stati infatti
sequestrati allevamenti che facevano uso
sistematico di estrogeni.
Andrea Ligabue
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/32/1:3588415:/2002/08/09
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